Il tesoro di Alarico: leggenda o verità?

Ciò che di determinati luoghi attrae i curiosi sono le leggende che li riguardano. Nelle leggende, tramandate oralmente e quindi soggette a trasformazioni, spesso risiede un fondo di verità. Ed è su questa verità che molti studiosi e ricercatori hanno basato i propri lavori.

Tra il IV e il VI secolo d.C., alcuni popoli che avevano vissuto fino ad allora ai confini dell’Impero Romano d’Occidente, migrarono al suo interno provocandone l’inevitabile caduta e la nascita di nuovi regni.
 
Tra questi i Visigoti, guidati da Alarico I, il quale nell’agosto del 410 distrusse Roma, saccheggiandola per tre giorni consecutivi. A Roma, Alarico mise mano su immense ricchezze, tra cui parte del tesoro del tempio di Gerusalemme e probabilmente anche la Menorah, il candelabro a sette braccia in oro massiccio, simbolo di religiosità cristiana, ebraica e islamica.
Dalla città capitolina, carichi di bottini e di schiavi, i Visigoti si diressero in Calabria, precisamente a Reggio. Qui Alarico aveva in mente di preparare uno degli ultimi smacchi all’Impero: attaccare l’Africa (considerata il “granaio di Roma”) con una flotta di navi e conquistare definitivamente l’Italia. Ma qualcosa andò storto e, a causa di un naufragio, come scrisse Paolo Diacono nella sua Historia, «perdettero molti di loro». Il re dei Goti decise allora di ritornare verso nord ma, mentre si trovava nei pressi della città bruzia di Cosenza, morì improvvisamente e il suo corpo fu seppellito, insieme al suo tesoro, nel letto del fiume Busento. Ecco il momento in cui, dalla storia, nasce la leggenda. Il fiume fu fatto deviare da alcuni schiavi, così da seppellire il corpo e il tesoro di Alarico; poi il corso del Busento venne ripristinato e gli schiavi furono barbaramente uccisi per mantenere segreto il luogo della sepoltura.
Nel corso degli anni moltissimi archeologi hanno cercato, invano, i resti del temibile Alarico. Tra questi figura il gerarca nazista Himmler che, nel 1937, si recò personalmente a Cosenza alla ricerca del tesoro di Alarico, per utilizzarlo come simbolo di propaganda. Ma anche i suoi sforzi risultarono nulli.
Chissà che un giorno, grazie alle nuove tecnologie, non venga davvero trovato il famoso tesoro di Alarico, cosicché Cosenza e la Calabria diventino meta ambita di numerosi turisti.

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